Le 5 borse ( e il loro inesistente enigma) di Aldo Moro

Mi scusi, ma che fine hanno fatto le borse ? “ . “ E della borsa scomparsa cosa ci dice? “.  “Scusi , ci racconta chi ha preso le borse del presidente ? “.  “ Le borse sono state prese dai servizi segreti italiani o israeliani ? . “ Le borse le ha rubate la CIA, vero ? “.  Queste domande hanno sempre fatto parte della smisurata collezione di quesiti che mi venivano prontamente  posti al termine di ogni dibattito sulla vicenda Moro. Una mole di interrogativi che scattava immediatamente alla fine di ogni discussione, la cui ampiezza avrebbe fatto impallidire anche il miglior super –quizzone alla Mike Bongiorno. Uno delle questioni che mi veniva celermente posta, in tutti i modi ed in tutte le salse, era appunto inerente alle borse che il presidente della Democrazia Cristiana portava con se la mattina del 16 marzo 1978, giorno dell’ agguato di via Fani e del suo rapimento ad opera delle Brigate Rosse.

Quelle delle borse è stata ed è , ancora adesso, uno dei tanti inesistenti enigmi del caso Moro. Un fatto letteralmente  inventato di sana pianta che, insieme a tutte le altre bazzecole e fandonie sparate a più non posso in quasi 40 anni, hanno trasformato un avvenimento serio e cruciale del nostro passato in un racconto simile ad “ Alice nel paese delle meraviglie”.

Allora, cosa diamine è successo davvero a queste rinomate borse? Iniziamo a precisare un fatto molto importante:  erano in tutto cinque. A confermalo fu il dott. Nicola Rana, strettissimo collaboratore e uomo di fiducia di Aldo Moro. A riguardo ne possiamo trovare conferma nel primo volume della “ Commissione Moro” istituita durante l’ VIII legislatura, presieduta sino al 5 marzo 1980 dal deputato Oddo Biasini e successivamente dal senatore Mario Valiante. Nel tomo si può leggere testualmente un passaggio essenziale :

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Bene, assodato il fatto che fossero 5 , vediamo ora che fine hanno fatto, parlando di cose concrete e non delle solite ipotesi sparate a vanvera che non hanno ne capo e ne coda.

Le prime due vennero prese dalle Brigate Rosse:

Durante il processo “ Moro ter” vi furono le dichiarazioni di Valerio Morucci, il quale ammetteva di essere stato lui a prelevare due borse dalla Fiat 130, l’auto su cui era a bordo l’on Moro. Ecco cosa dichiarava:  “Io avevo il compito, una volta sparato contro la scorta di Moro, di prendere le sue borse dall’auto “ aggiungendo successivamente che “…mi sono portato presso la 130 di Moro prelevando le due borse del presidente della Democrazia cristiana. Le borse erano in pelle e sono state portate da me sulla 128 blu, di cui presi la guida” .

A confermare il fatto che fossero due vi sono le dichiarazioni di Franco Bonisoli, altro brigatista  facente parte del commando, fatte al giornalista Sergio Zavoli durante una puntata de  “ La notte della Repubblica”:

Da notare che , come detto già da Nicola Rana, due borse erano sempre accanto al presidente, di cui una era con ovvietà quella con i medicinali . Morucci , quindi, prese le prime due che gli capitarono sotto gli occhi, proprio quelle che Moro aveva accanto a se. E fu un gesto del tutto plausibile, dato che i brigatisti erano indubbiamente presi dalla fretta di fuggire e non avevano di certo avuto il tempo necessario per controllare con minuziosa cura  l’intera autovettura.

Altre due furono ritrovare sul pianale posteriore della Fiat 130:

Lo stesso 16 marzo 1978 il Gabinetto della Polizia scientifica stila un verbale su quanto rivenuto in via Fani:

98

Tra la fine della pagina 10 e l’inizio della pagina 11 possiamo leggere:

Sul lato destro del pianale posteriore, tra lo schienale del sedile anteriore destro ed il piano del sedile posteriore , poggiano una valigetta “ 24 ORE” ed una borsa diplomatica. Sia la valigetta che la borsa sono regolarmente chiuse”

Fine pagina 10:

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Inizio pagina 11:

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A conferma di tutto questo vi sono le foto , scattate proprio dal Gabinetto della Polizia scientifica:

Foto 1

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Sul pianale posteriore destro sono ben visibili due borse, una accanto all’ altra. La prima, in pelle, si nota abbastanza bene ( foto 1 )

 

Foto 2

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In questa seconda foto possiamo osservare meglio la seconda , coperta dalla pila di giornali, posizionata vicino allo sportello laterale posteriore destro. Si evince in modo cristallino che si tratta di una valigetta “24 ore”, proprio come trascritto nel verbale ( foto 2)

La quinta borsa venne ritrovata nel portabagagli:

La Fiat 130, insieme a tutto il suo contenuto , dopo essere stata posta sotto sequestro venne parcheggiata nel cortile della Questura di Roma. E  all’ inizio della pagina 71 del primo volume della “ Commissione Moro “ istituita nel 1980, possiamo leggere:

200

 

Quindi la quinta ed ultima , quella che  mancava all’ appello, era custodita nel portabagagli della 130. Era piena di libri e venne dunque ritrovata il 21 marzo.

Nessuna borsa appartenente a Moro era sulla strada:

Durante il memorabile servizio giornalistico della Rai a cura di Paolo Frajese, il giornalista si sofferma su una borsa,  ben visibile vicino al lato sinistro del marciapiede:

Da notare il fatto che Frajese racconta che “ evidentemente è la borsa di Moro”, quindi è d’obbligo il ” forse”. Normale usare il condizionale, dato che era passata meno di un ‘ora dall’ agguato ( siamo alle 9.50 ) e nessuno poteva sapere con precisione a chi appartenessero davvero i vari oggetti ritrovati per strada. Quella stessa borsa venne poi fotografata dalla polizia :

img039

 

Nella  documentazione presente in tribunale vi è un’ altra foto, scattata subito dopo, nel momento in cui la stessa viene rimessa in piedi:

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Come si può notare chiaramente si trattava in realtà di una valigetta dell’ Alitalia. Sappiano bene da tempo come i brigatisti avevano deciso di camuffarsi proprio da Steward dell’ Alitalia. Quella borsa apparteneva quindi non a Moro, ma ad uno dei componenti del gruppo di fuoco. Alcuni di loro, infatti, avevano nascosto il mitra proprio in quelle piccole valigette.

Ricapitolando:

Se teniamo conto che quella sulla strada non era una valigia appartenente a Moro, abbiamo questo risultato:

2 portate via dalle Brigate Rosse ;

2 rinvenute sul pianale posteriore destro ;

1 ritrovata nel portabagagli della Fiat 130

Se la matematica non è un opinione , possiamo tracciare una piccola equazione puramente scientifica ( non faccio ironia), facilmente comprensibile. Forse sarà un pò puerile, ma credo basti aver studiato presso la scuola elementare:

2+2+1 = 5 

Quindi, se le borse erano 5 ed abbiamo notizie su tutte loro, dove è la fantomatica “ borsa sparita “ ? E’ chiaro che non è mai esistita, e la sua architettata scomparsa ha dato adito ad alimentare la confusione sempre più crescente su tutta questa tragica storia. Forse  l’unica domanda che ci si poteva porre era  quella di cercare di sapere cosa era contenuto esattamente in quelle borse.

Seppure , dopo 40 anni, sarà impossibile mai accertarlo con precisione, vi è da fare la logica e naturale considerazione che qualora Aldo Moro fosse stato in possesso di documenti segreti , riservati o  quantomeno “ scottanti”  li avrebbe tenuti ben chiusi nel solido acciaio di qualche cassaforte.

Per un momento le bugie diventano verità”, diceva Fedor Dostoevskij. E molte bugie sono diventate realtà nella coscienza dell’opinione pubblica che si interessa al caso Moro  perchè, in tutto questo tempo, vi sono  stati racconti fatti da “morti che parlano ” e testimoni (anonimi e non) che si rinfrescano la memoria dopo 40 anni. O peggio ancora da quelli che hanno fornito 4 o 5 versioni differenti ( molto attendibili, vero? ), coniugate  ad  una sempre più crescente e strisciante disinformazione. Seppure l’ intera vicenda sia ormai finita dopo la celebrazione di ben 5 processi, attendiamo  con trepidazione le prossime bufale sull’ agguato di via Fani ( tanto quelle di sicuro non finiranno mai).

Nicola Lofoco

 

 

 

 

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