Il 12 dicembre di Piazza Fontana

Era un grigio pomeriggio di inverno quello del 12 Dicembre 1969. Un pomeriggio che avvolgeva con il suo pesante freddo tutta Milano. Un pomeriggio come tanti, soprattutto per chi frequentava la Banca Nazionale dell’Agricoltura.

Pratiche bancarie da espletare prima delle tanto agognate feste di Natale. Nessuno di loro poteva immaginare che, quella gelida giornata, avrebbe cambiato per sempre le loro vite, segnando uno dei punti più feroci e violenti della storia dello stragismo italiano. Alle 16.37, infatti, una bomba imbottita di gelignite esplose con tutta la sua potenza, avvolgendo tutto e tutti  con il suo carico di morte e terrore.

Furono esattamente 17 le vittime, e ben 88 i feriti. Da quando quell’ordigno è deflagrato,  sono accaduti tanti avvenimenti che hanno tinto con il colore rosso sangue il nostro passato. Senza l’esplosione di quella bomba non sarebbe di certo morto l ‘anarchico Pinelli e non sarebbe poi stato ucciso il commissario Luigi Calabresi, e non avremmo avuto, successivamente, uno dei casi giudiziari più discussi della Repubblica italiana, quello del processo ad Adriano Sofri.

Dopo quell’ orrenda carneficina il calvario dei cosiddetti “anni di piombo” ha letteralmente investito tutta l’Italia, portandola sul baratro della guerra civile , dove il prezzo pagato in vite umane è stato  altamente troppo caro.

Quello stesso pomeriggio scoppiarono altri 3 ordigni  anche a Roma, uno presso la Banca Nazionale del Lavoro di via Veneto,uno dinanzi al Museo del Risorgimento e l’altro all’interno dell’ Altare della Patria, i quali provocarono in tutto il ferimento di 18 persone ( un altro venne ritrovato, inesploso, presso la Banca Commerciale di Piazza della Scala a Milano, e non provocò alcun ferito).

Il dibattito su cosa sia realmente accaduto il pomeriggio del 12 dicembre 1969 è ancora oggetto di ampia discussione tra gli storici. La prima pista investigativa venne incanalata contro Pietro Valpreda, anarchico di sinistra tra i fondatori del circolo “22 marzo” .

Dopo essere stato arrestato e processato, Valpreda verrà assolto nel 1979, e risulterà completamente innocente. In primo grado verranno condannati all’ergastolo i neo-fascisti di Ordine Nuovo Franco Freda e Giovanni Ventura, insieme a Guido Giannettini, agente del Servizio Informazioni Difesa. Ma , successivamente, verranno prosciolti da ogni accusa, il 13 dicembre 1984.

Uno nuova inchiesta venne poi aperta dal giudice  Guido Salvini , che  il 30 Giugno 2001 portò all’ergastolo dei neofascisti Carlo Maria Maggi, Giancarlo Rognoni e Delfo Zorzi, quest’ ultimo considerato esecutore materiale della strage , uccel di bosco per la giustizia italiana perché fuggito in Giappone.

Il 3 Maggio 2005 è stata però definitivamente debellata l’accusa contro di loro dalla seconda sezione penale della Corte di Cassazione, anche se nell’ ultima sentenza è stato  chiaramente affermato che, con le prove emerse durante l’iter del nuovo processo,  i responsabili di quella mattanza erano stati proprio Franco Freda e Giovanni Ventura.

Nonostante questo, una pura beffa per i familiari delle vittime era dietro l’angolo: non solo sono stati costretti a pagare le spese processuali, ma anche a veder sfumare ogni possibilità di giustizia e verità,  dato che Freda e Ventura erano già stati assolti nel 1997, con un sentenza passata in giudicato.

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Nel corso degli anni vennero condannati anche esponenti dello Stato italiano, come il generale Gianadelio Maletti ed il capitano Antonio Labruna, accusati di depistaggio e cospirazione contro lo Stato.

I due avevano favorito la fuga all’ estero del neofascista Guido Giannettini, legato ai servizi segreti e coinvolto nella indagini. Solo nel leggere gli avvenimenti è lapalissiano che la spirale giudiziaria sulla mattanza di Piazza Fontana sia stata lunga, complessa, difficile e soggetta molto spesso a delle speculazioni politiche provenienti da tutte le parti.

Tutto questo non ha fatto certamente bene non solo all’accertamento della verità, ma anche alla scrittura della nostra recente storia, spesso non spiegata con la giusta attenzione ed accuratezza. Quasi sempre, quando si raccontano gli anni dello stragismo italiano, si usa fare di tutta l’erba un fascio, mettendo e mischiando insieme cose che andrebbero analizzate,invece,  separatamente.

Ogni strage ha avuto la sua storia e la sua evoluzione. Ogni gruppo eversivo ha avuto invece la sua nascita, il suo sviluppo e la sua organizzazione, il suo modus operandi. Andrebbero spiegati bene gli inerenti lunghi percorsi processuali ed il quadro storico-politico in cui maturano certi avvenimenti.

Molto spesso, però, si tende ad associare tutto questo alla tanto discussa ” strategia della tensione“, ignorando come la teoria del grande vecchio burattinaio non sia forse più adatta ad un romanzo postmoderno che alla spiegazione della realtà. Per ora, restano ancora scolpiti nel marmo i nomi di quelle 17 vittime.

Nicola Lofoco

 

 

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